TerapistiPubblicato il 29 Aprile 2026 • 15 min di lettura

Domande WH: come insegnare a rispondere a Chi, Cosa, Dove, Quando, Perché

Guida evidence-based alle domande WH: tact, intraverbali, discriminazioni condizionali, randomizzazione, prompt e generalizzazione.

Autore e redazione verificata

In sintesi

Insegnare le domande WH non significa ripetere liste di "chi, cosa, dove, quando, perché". Significa costruire controllo dello stimolo: la parola interrogativa deve dire al bambino quale informazione estrarre da una scena, da una frase o dalla memoria. Per molti bambini autistici servono prerequisiti chiari, stimoli composti, prompt ben sfumati, randomizzazione e opportunità sociali reali.

Un bambino può conoscere centinaia di parole e comunque sbagliare domande semplici. Vede una bambina che mangia una mela, sente "chi mangia?" e risponde "mela". Non è un errore strano: è il segnale che la risposta non è ancora sotto il controllo della parola "chi". Il bambino può vedere l’immagine, conoscere "mela" e "bambina", ma non usare lo stimolo verbale per selezionare il dettaglio giusto.

La letteratura su intraverbali e discriminazioni condizionali aiuta a evitare due scorciatoie pericolose. La prima è trattare ogni errore come mancanza di attenzione. La seconda è fare blocchi infiniti della stessa domanda, ottenendo risposte corrette solo perché il bambino ha imparato il pattern della sessione. Una guida gold standard deve insegnare a progettare il controllo dello stimolo, non solo a correggere la risposta sbagliata.

Strumento interattivo

Generatore di Domande WH

Crea scene visive e set di domande chi-cosa-dove con prompt e randomizzazione per allenare discriminazione senza trasformare tutto in memoria meccanica.

Apri lo strumento WH

Se devi scegliere tra carte WH, flashcard fonologiche, coppie minime e gioco a turni, usa la guida alle schede logopedia da stampare: collega ogni formato al target e al dato da registrare.

Che cosa stai insegnando davvero

Le domande WH possono richiedere abilità diverse. "Dov’è la mela?" davanti a tre immagini è un compito da ascoltatore. "Che cos’è?" davanti a una mela è un tact impuro, perché c’è uno stimolo visivo e una domanda. "Cosa mangi a colazione?" senza immagine è più vicino a un intraverbale. "Perché il bambino piange?" richiede inferenza, causalità e spesso teoria della mente o comprensione narrativa. Se metti tutto nello stesso programma, rischi di insegnare una risposta fragile e poco generalizzabile.

Prima di aprire un set WH, definisci il tipo di controllo richiesto. Vuoi che il bambino selezioni un’immagine? Vuoi che risponda oralmente guardando una scena? Vuoi che recuperi informazioni da una storia appena ascoltata? Vuoi che inizi una domanda per ottenere informazioni sociali? Ogni obiettivo richiede prompt, criteri e materiali diversi.

Prerequisiti prima di chiedere risposte

Le domande "chi", "cosa" e "dove" diventano più solide quando il bambino possiede già tact e listener responding sugli elementi della scena. Se non sa nominare persone, oggetti e luoghi quando sono indicati, non puoi aspettarti che li selezioni correttamente solo ascoltando una parola interrogativa. Questo non significa aspettare anni prima di fare domande; significa insegnare componenti e integrazione in modo ordinato.

Una verifica rapida può salvare settimane di errori. Mostra una scena con persona, azione, oggetto e luogo. Chiedi al bambino di indicare la persona, poi l’oggetto, poi il luogo. Chiedi di nominare gli stessi elementi quando li indichi. Se queste risposte non sono fluide, il problema non è "WH": è il materiale di base che deve essere insegnato o semplificato.

Stimoli composti: la vita reale non è una flashcard

Le flashcard isolate sono utili per alcune acquisizioni iniziali, ma le domande WH vivono in scene. Una scena contiene più elementi: una persona fa un’azione con un oggetto in un luogo. Rispondere a "chi?", "cosa?" o "dove?" richiede che il bambino cambi focus in base alla domanda. Per questo gli stimoli composti sono una palestra preziosa: permettono di insegnare che lo stesso materiale può generare risposte diverse.

Il lavoro di Halbur, Kodak e Reidy sulle intraverbal-tacts è utile proprio per questo. Lo studio confronta procedure di tact training con stimoli semplici e composti e discute come organizzare elementi multipli durante l’insegnamento del comportamento verbale. Tradotto nella pratica: non basta insegnare "mela" su sfondo bianco, poi sperare che il bambino risponda a "cosa mangia la bambina in cucina?". Serve insegnare gradualmente come più fonti di controllo lavorano insieme.

Protocollo in sei passi

1. Separa i primi target

Inizia con "chi", "cosa" e "dove". Evita all’inizio "quando" e "perché" se il bambino non gestisce ancora persone, oggetti e luoghi. Scegli scene chiare, non ambigue: una persona, un’azione evidente, un oggetto e un luogo riconoscibile. Non usare immagini troppo affollate nella fase iniziale.

2. Pre-insegna gli elementi

Prima fai tact e listener responding sugli elementi. "Indica la bambina", "che cos’è?", "dov’è?". Se il bambino sbaglia, correggi quel prerequisito. La domanda WH arriva dopo, non come modo per scoprire casualmente che manca il vocabolario.

3. Usa prompt immediati e sfumabili

Se prevedi che il bambino risponderà con l’ultima parola sentita o con l’elemento più saliente, non aspettare l’errore dieci volte. Dai un prompt breve, poi sfumalo. Può essere un prompt ecoico, un’indicazione, un colore temporaneo sulla zona della scena o una scelta tra due risposte. L’obiettivo è trasferire il controllo alla parola WH, non mantenere il prompt.

4. Randomizza appena possibile

I blocchi aiutano l’avvio, ma tradiscono facilmente. Se fai dieci prove di "chi" di seguito, il bambino può rispondere persona senza ascoltare davvero la domanda. Quando la risposta è stabile in blocco, alterna "chi" e "cosa" sulla stessa scena, poi aggiungi "dove". La randomizzazione è il test vero del controllo dello stimolo.

5. Cambia esempi, non solo ordine

Generalizzazione richiede esemplari multipli. Usa persone diverse, oggetti diversi, luoghi diversi e verbi diversi. Non cambiare tutto insieme se il bambino è in difficoltà. Mantieni una dimensione stabile e varia l’altra: stessa domanda con immagini diverse, oppure stessa immagine con domande alternate.

6. Porta le domande nella conversazione

Rispondere a "chi mangia?" non è ancora conversare. Le domande WH sono anche iniziative: "chi viene?", "dove andiamo?", "cosa hai portato?". Lo studio di Doggett e colleghi mostra che le domande possono essere insegnate nel contesto di conversazione sociale, con discriminazione tra tipi di domanda e uso funzionale, non solo in schede statiche.

Sezione sperimentale: matrice domanda-risposta-stimolo

Per una settimana, costruisci una piccola matrice. In riga metti le domande: chi, cosa, dove. In colonna metti tre scene. Per ogni cella registra solo tre esiti: indipendente, promptato, errore. Dopo cinque sessioni guarda il pattern. Se gli errori compaiono solo su "chi", serve insegnare persone. Se compaiono solo quando alterni domande, serve discriminazione. Se compaiono solo senza immagine, stai passando troppo presto all’intraverbale puro.

Questa matrice impedisce una conclusione vaga come "non capisce le domande". Ti dice quale relazione manca. È uno strumento piccolo ma molto potente per decidere se modificare materiale, prompt, randomizzazione o obiettivo.

Domanda guida per il supervisore: l’errore dipende dalla parola WH, dall’elemento visivo, dalla memoria o dal modo in cui abbiamo organizzato i trial?

Vignetta clinica

Il Contesto

Andrea, 6 anni, nomina molti oggetti ma risponde "macchinina" sia a "che cos’è?" sia a "cosa fai?" quando sta spingendo una macchinina. La famiglia interpreta l’errore come distrazione. L’osservazione mostra invece che Andrea risponde all’elemento visivo più saliente, non alla parola interrogativa.

L'Intervento

Il terapista prepara foto di Andrea in azioni semplici. Prima verifica tact di oggetti e azioni separatamente. Poi alterna due domande sulla stessa immagine: "che cos’è?" per l’oggetto e "cosa fai?" per l’azione. Usa prompt immediati, poi fading, e registra se l’errore avviene più spesso con oggetto, azione o alternanza.

L'Esito

Dopo tre settimane Andrea risponde correttamente in blocco e poi in randomizzazione con immagini nuove. La famiglia impara a non ripetere la domanda più forte, ma a offrire un prompt breve e sfumarlo. L’obiettivo successivo non è aggiungere "perché", ma portare "cosa fai?" in gioco libero e conversazione naturale.

FAQ

Da quale domanda WH conviene iniziare?

Spesso da chi, cosa e dove, perché possono essere ancorate a elementi visibili. Quando e perché richiedono tempo, causalità o inferenze più astratte.

Perché risponde sempre con l’ultima parola della domanda?

Può essere ecolalia immediata o controllo ecoico troppo forte. Usa prompt tempestivi, riduci domande ripetute e rinforza la risposta target.

Le immagini aiutano o rendono dipendente il bambino?

Aiutano se vengono usate per costruire controllo e poi sfumate. Il problema non è l’immagine, ma restare fermi a una scheda senza generalizzazione.

Quando posso passare all’intraverbale senza immagine?

Quando il bambino risponde correttamente con più scene, domande randomizzate e prompt minimi. Poi togli l’immagine gradualmente con probe brevi.

Come lavoro sulle domande sociali?

Crea occasioni in cui chiedere produce informazione interessante: una sorpresa nascosta, un adulto che racconta qualcosa, un oggetto coperto o una scelta incompleta.

Test Clinico Interattivo
Domanda 1 di 5

Errore chi-cosa

Mostri una foto: una bambina mangia una mela. Alla domanda "Chi mangia?" il bambino risponde "mela". Qual è la lettura più utile?

Fonti scientifiche full text consultate

  • Halbur, M., Kodak, T., & Reidy, J. (2025). A Comparison of Training Procedures on the Emergence of Intraverbal-Tacts. The Analysis of Verbal Behavior, 40(2), 379-402. PMCID: PMC11925836. DOI: 10.1007/s40616-024-00214-6.PubMed CentralDOI
  • Goodwin, A., Fein, D., & Naigles, L. R. (2012). Comprehension of wh-questions precedes their production in typical development and autism spectrum disorders. Autism Research, 5(2), 109-123. PMCID: PMC3329597. DOI: 10.1002/aur.1220.PubMed CentralDOI
  • Sundberg, M. L., & Sundberg, C. A. (2011). Intraverbal Behavior and Verbal Conditional Discriminations in Typically Developing Children and Children With Autism. The Analysis of Verbal Behavior, 27(1), 23-43. PMCID: PMC3139559. DOI: 10.1007/BF03393090.PubMed CentralDOI
  • Axe, J. B. (2008). Conditional Discrimination in the Intraverbal Relation: A Review and Recommendations for Future Research. The Analysis of Verbal Behavior, 24(1), 159-174. PMCID: PMC2779924. DOI: 10.1007/BF03393064.PubMed CentralDOI
  • Shillingsburg, M. A., & Valentino, A. L. (2011). Teaching a Child With Autism to Mand for Information Using "How". The Analysis of Verbal Behavior, 27(1), 179-184. PMCID: PMC3139554. DOI: 10.1007/BF03393100.PubMed CentralDOI
  • Doggett, R. A., Krasno, A. M., Koegel, L. K., & Koegel, R. L. (2013). Acquisition of Multiple Questions in the Context of Social Conversation in Children with Autism. Journal of Autism and Developmental Disorders, 43(9), 2015-2025. PMCID: PMC3631576. DOI: 10.1007/s10803-012-1749-8.PubMed CentralDOI
  • Sundberg, M. L., Endicott, K., & Eigenheer, P. (2000). Using intraverbal prompts to establish tacts for children with autism. The Analysis of Verbal Behavior, 17(1), 89-104. PMCID: PMC2755458. DOI: 10.1007/BF03392958.PubMed CentralDOI
Disclaimer: Questa guida ha finalità informative e formative. Le indicazioni operative vanno adattate al profilo della persona, al contesto e al piano educativo o clinico, con supervisione professionale quando necessario.

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